progvitasportNon è lo sport di per sé a rappresentare un rischio di morte improvvisa.

Non esiste una morte da sforzo in cuore sano.

Il problema è che lo sport smaschera una cardiopatia latente; è la combinazione fra quest’ultima e lo sforzo che scatena in alcuni casi una aritmia fatale.

 

In altre parole lo sport comporta un rischio in soggetti portatori di cardiopatie occulte.

Nel 1982 è stata introdotta in Italia una legge di tutela per il rischio nello sport che impone una visita obbligatoria annuale di idoneità.

È efficace il sistema introdotto in Italia per identificare i soggetti a rischio e prevenire la morte improvvisa? Sicuramente sì, riduce l’incidenza di morte improvvisa nei pazienti sottoposti a screening, ma ancora non è un evento evitabile e prevedibile.

L’arresto cardiaco può colpire improvvisamente anche atleti di grandissimo valore, con grande clamore e apprensione nei mass-media.

Quest’anno due eventi drammatici accaduti in Italia hanno scosso il mondo dello sport e l’opinione pubblica. La morte del pallavolista Vigor Bovolenta (37 anni) e del calciatore Piermario Morosini (26 anni).

E nello stesso anno il nuotatore Alexander Dale Oen e la pallavolista Veronica Gomez.

Nello stesso giorno in cui Morosini moriva sul campo di Pescara, nella nostra città al campo di calcio della Vittorino da Feltre Massimo Proietti, giocatore amatoriale, si salvava da un arresto cardiaco. Oggi sta bene.

La differenza tra questi casi è stata l’impiego immediato di un defibrillatore da parte delle persone che hanno assistito all’evento. Anche Fabrice Muamba a Londra ha avuto un arresto cardiaco, rianimato con il defibrillatore si è salvato.

Ci chiediamo se ancora è necessario spiegare che un defibrillatore può salvare una vita, quando le evidenze scientifiche e aneddotiche dimostrano che l’unico modo per riprendere un cuore in arresto cardiaco è intervenire entro 5 minuti con uno semplice strumento e un po’ di sangue freddo da parte di chi lo assiste.

Non bisogna essere medici o infermieri per fare questo, e a Piacenza lo sanno bene gli oltre 10.000 volontari di aziende private, comunità locali, uffici pubblici, impianti sportivi… soccorritori per caso che possono cambiare il destino di una persona.

A Piacenza in accordo con il CONI, la sensibilità delle società sportive tra cui in particolare una scuola di Pattinaggio artistico (la GymnasiumRolleySchool) il Progetto Vita lancerà l’ennesima sfida: dotare entro il 2013 tutti gli impianti sportivi di città e provincia di un defibrillatore e insegnare al maggior numero di persone ad usarlo. Vorremmo che tutti i campi sportivi di Piacenza e provincia avessero un defibrillatore ben segnalato, ben in vista e ben riconoscibile da atleti, massaggiatori, allenatori e spettatori.

Avere il defibrillatore non fa la differenza se nessuno lo sa usare.

Il caso Morosini ha dimostrato che la presenza dello strumento a bordo campo deve essere una presenza consapevole, e una volta che capita la necessità deve essere usato senza paura di arrecare danno. Non bisogna sapere il motivo per cui una persona sviene e cade a terra… la diagnosi la esegue il defibrillatore una volta che viene applicato al torace del paziente.

Infatti NON esiste alcun pericolo di causare danno perché il defibrillatore eroga la scarica elettrica SOLO dopo avere fatto lui stesso la diagnosi di arresto cardiaco, e non vi è alcuna responsabilità civile o penale da parte di chi lo utilizza.

Lo strumento FA LA DIAGNOSI automaticamente e quindi chi lo utilizza non può decidere se erogare la scarica elettrica se non dopo indicazione del defibrillatore. Non ci aspettiamo in un momento di crisi come questo alcuna sovvenzione statale, comunale o provinciale.

Vorremmo che, come è stato per progetto Vita dall’inizio, tutti i cittadini fossero coinvolti contribuendo personalmente per rendere il luogo sportivo che frequentano più sicuro e protetto.

L’idea è quella di coinvolgere tutti coloro che frequentano gli impianti sportivi chiedendo un contributo minimo di 2 euro per l’acquisto del defibrillatore.

Abbiamo stimato una spesa di 2000 euro per impianto per avere un adeguato posizionamento, la cartellonistica e il personale addestrato. Vi sono malattie che sfuggono allo screening di idoneità sportiva. Ma anche un cuore sano a volte a causa di un colpo al torace può andare in arresto cardiaco.

Per questo serve il defibrillatore a bordo campo, nelle palestre e negli impianti sportivi agonistici e non agonistici. Per non rimpiangere un amico o un familiare che colpito da un evento drammatico potrebbe essere ripreso con un semplice gesto: la defibrillazione precoce.

Ecco perché dotare un impianto sportivo di un defibrillatore rappresenta l’unica assicurazione sulla vita di questi giovani sportivi.

Prog.Vita Condomini-Posto di Lavoro

condominiLa  morte improvvisa è un'epidemia silenziosa che colpisce 1 ogni 1000 abitanti ogni anno a Piacenza e Provincia. Il Progetto Vita mediante la diffusione dei defibrillatori e il loro utilizzo da parte di personale laico ha permesso di triplicare la sopravvivenza da arresto cardiaco.

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